“L’Orologio della Torre Antica” di Alfredo Betocchi
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Vi capita di perdere qualcuno e non riuscire a realizzare l’accaduto?
Io continuo a pensarlo sul divano che guarda la tv, quando chiamo quasi mi aspetto che sia lui a rispondere, quando sono a casa sua per me è come se fosse uscito e dovesse tornare da un momento all’altro. Presto suonerà il campanello e farà finta di essere sorpreso quando correndo per il corridoio andrò ad aprirgli la porta. Torno indietro con i pensieri.. a quando tornava a casa con il giornale sotto braccio e appena lo apriva, come magicamente, ne scivolava fuori un ovetto kinder per me; a quando anche se era stanco dal lavoro aveva ancora voglia di camminare a gattoni con me sulla schiena, per tutta casa. Per me lui è ancora a casa a leggere il suo giornale, a trafficare con qualche elettrodomestico, a guardare la Lazio. Poi così, mentre mangio o guardo un film, prima di dormire, mentre guido, penso che quella, anche se non lo sapevo, è stata l’ultima volta in cui mi ha sorriso e mi pento di quante cose non ho fatto per lui. Il suo sorriso sornione posso solo ricordarlo e temo che un giorno i ricordi sfuggiranno.. e allora cosa ne sarà della sua voce? Della sua risata? Questa è la seconda primavera che non vede, per me però la sta guardando dalla finestra, guarda quei ciliegi e il Cupolone all’imbrunire, con gli stormi di rondini che disegnano sopra P.zza Risorgimento. E mi accorgo di quanto è difficile ammettere che non c’è più. L’uomo più importante della mia vita ci ha lasciate troppo presto.
“Colleziono le cose per ricordarmi i dettagli, io, cone il nonno che le barche, metto i puntini sui fatti per non perdere la memoria; io non li capisco quelli che vogliono dimenticare, davvero. Non hanno mai perso nessuno, quelli che lasciano andare i particolari.” - Elena Marinelli
Celio Azzurro, un asilo interculturale nel cuore di Roma
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“Giornalismo partecipativo o narcisismo digitale?” di Sara Stefanini
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Se vuoi ogni giorno è una svolta.
Me lo disse la madre di una mia amica, qualche anno fa, vedendomi disperata nel suo salotto; il compagno di classe a cui avevo regalato il mio primo bacio si era improvvisamente ricordato di avere una fidanzata e così, dopo la sua “momentanea amnesia” mi aveva liquidata con un messaggino davvero scontato, con a conclusione un tanto vero quanto codardo “tvtb”. Ero la ragazza più alta, più timida e meno orgogliosa della classe, e ho passato i tre anni successivi a guardarlo non guardarmi. Delle superiori ricordo soprattutto questo.
Comunque sia quella che a volte mi ripeto tanto da convincermene mi è sempre sembrata una frase di circostanza, detta per consolare una bambina inconsolabile. Non ho mai creduto di poter dominare la mia mente tanto da poter decidere io quando smettere di soffrire, e difatti non ci sono mai riuscita.
Poi sono cresciuta, e non mi sono fatta più fregare da nessuno. Seee come no. Però mi piacerebbe poter cominciare così la prossima frase. Sono 21 anni che sono schiava dei miei pensieri.
Vi capita mai di appassionarvi subito a qualcosa o di affezionarvi subito ad una persona? Io sono così, mi entusiasmo anche per il quasi nulla che dopo due ore ti è scivolato via e mi lego subito ai pensieri. Sposterei anche le montagne tanto è la forza d’animo che mi prende. Provi quella sensazione bellissima, che non vorresti mai smettere di provare.. se la vendessero in pillole.. invece no. Ti si chiude piacevolmente lo stomaco, non hai più fame e nemmeno sonno. Ti senti tutto il mondo dentro alla pancia e hai voglia di saltare.
Dopo un’estate mediocre sono tornata a casa con un nuovo pensiero. Un pensiero bellissimo, dagli occhi scuri e la pelle olivastra, le mani forti e i baci dolci. Un paio di mesi ed eccomi incastrata nei meccanismi della mia testa per l’ennesima volta. L’altra faccia della medaglia dell’entusiasmo, e l’ho scoperto presto, è il dramma quotidiano che si vive dopo.
Avete mai cercato di smettere di fumare? Io no, quindi non so se è un paragone che rende bene l’idea. Però so che smettete di fumare e poi un giorno, così, ricominciate. Posso dire che fate finta di smettere? Io non fumo, però ogni tanto faccio finta di staccare la testa dal cuore.
Perchè poi ricominciate? Io ieri sera, dopo quattro mesi di pausa dal soffrire, mi sono spogliata e mi sono buttata nel letto a sognare di nuovo quegli occhi neri e a piangere quelle carezze che non ricevo più.
Stamattina mi sono alzata e sapete cosa ho pensato? Ho pensato che non ci credo ai giorni di svolta e non voglio più impormeli. In realtà nel mio disagio ci sguazzo che è una meraviglia.
La Scarzuola, “Un volo di fantasia pietrificata”, così la definisce il suo creatore ed architetto Tomaso Buzzi. Un viaggio mistico nel cuore dell’Umbria dove l’Io si confonde con la natura.
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Penso di essermi innamorata.
Oggi, a lezione, mentre la sentivo parlare di quel mestiere…di quell’arte, perché per me è un’arte. Mentre la sentivo spiegarci che pochissime persone riescono a diventarlo. E che queste persone, oltre a sviluppare tendenze masochiste e maniacali, sono destinate a diventare anonime, invisibili e a fare la fame.
Beh, direi che in quanto a masochismo ci siamo, perché penso di voler diventare una di quelle pochissime persone. Penso di aver trovato una risposta abbastanza certa a quel “Cosa vuoi fare da grande?”.
Non so se ce la farò, non so cosa farò…ma quanto meno so cosa voglio fare, ed è già un inizio.
Ora il mio studio ha un senso. Non che prima non lo avesse, in fondo l’ho sempre saputo…altrimenti non mi sarei messa in gioco, non mi sarei preparata per un test d’ingresso difficilissimo, non me ne sarei andata lontano da casa soltanto per frequentare questa facoltà. Sapevo già che era esattamente questo che volevo, e che tutto il resto sarebbe stato un ripiego.
Ma ora ne ho la certezza assoluta.
Non sarà facile, non lo è mai. Non ho l’illusione che sarà una passeggiata, che tutti gli esami saranno facili, che avrò sempre voglia di studiare, che una volta uscita troverò subito lavoro.
Ma non m’importa, davvero.
Vi è mai capitato? Vi è mai capitato di innamorarvi in questo modo di quello che state studiando?
Spero per voi di sì, perché è tutta un’altra cosa.
E’ bello leggervi, è bello confrontarmi con questo scorcio di realtà. Con il pensiero degli universitari italiani.
Ma a volte non posso fare a meno di sentirmi estranea a tutto questo. A tutto questa stanchezza, noia, non voglia…a tutte queste lamentele, a tutta questa disillusione.
Forse sono io l’illusa, è abbastanza probabile. Forse prima o poi arriverà la botta anche per me, e mi renderò conto che sto faticando per niente. Mi verrà voglia di abbandonare tutto, di puntare solo al 18, di pensare Ma chi me l’ha fatto fare?
Forse. Ma, sinceramente, spero che questo momento non arrivi mai.
Voglio essere entusiasta.
Voglio frequentare le lezioni ed essere felice di farlo, perché imparerò qualcosa che mi interessa davvero.
Voglio amare quello che studio. Voglio saperne sempre di più, voglio essere curiosa, voglio essere affamata.
Voglio sognare il mio futuro lavorativo e studiare puntando a quello.
Voglio sentirmi realizzata, soddisfatta, orgogliosa.
Voglio prendermi il bello e il brutto di questa mia Università e del mio -forse- fururo lavoro, semplicemente perché li ho scelti io. Consapevolmente.
Penso di essere davvero fortunata, l’entusiasmo è un’arma potentissima. E’ l’arma che ti fa vincere contro il professore stronzo, contro l’esame difficile, contro il mattone da leggere, contro la tentazione di non frequentare, contro la svogliatezza. E’ un’arma addirittura contro l’università italiana fa schifo, contro l’Italia fa schifo, contro il futuro dei giovani fa schifo.
La passione per quello che si studia vince su tutto.
Quindi vi auguro di innamorarvi.
Perché se non siete innamorati, se non lo siete nemmeno un pochino, avete sbagliato scelta. E per voi sarà sempre difficile, sarà sempre noioso, sarà sempre ingiusto, faticoso, inutile. Non ne varrà mai la pena.
E invece, credetemi, vale la pena. Almeno un po’.
Torno ad allenarmi per diventare una di quelle persone masochiste, maniacali, anonime, invisibili, mal retribuite. Ma, almeno secondo me, felici.
M.
Un libro per ritrovare il senso di se stessi, “Inquietudini di cera” di Gaetano Barreca
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“Attorno a noi”, libro fantasy di Matteo Scordino
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